Non chiamarmi Terremoto

“Non chiamarmi Terremoto” una docufiction per fare prevenzione e raggiungere i giovani, le loro famiglie e le comunità locali con un messaggio chiaro e corretto anche dal punto di vista scientifico: ridurre i danni da terremoto è possibile.

Realizzato da formicablu e Ethnos film e con la collaborazione di INGV Bologna, la docufiction si avvale della partecipazione amichevole di Luciana Littizzetto, Mara Redeghieri, Ivano Marescotti, Vito (Stefano Bicocchi) con il contributo musicale di Mauro Pagani.

Il film sta girando in Italia e all’estero (sottotitolato in 5 lingue), nelle scuole, associazioni, piazze, librerie, biblioteche, istituti e festival. Nel 2011 ha vinto il premio come miglior docufiction allo Youngabout di Bologna e al Salento Finibus Terrae.

In occasione del secondo anniversario del terremoto di L’Aquila, la docufiction è andata in onda su Rai3 all’interno della trasmissione “GAP – generazione alla prova”. “Non chiamarmi Terremoto” è disponibile online su Wired Tv con licenza Creative Commons.

Marta, 12 anni, vive a L’Aquila, dove tutti la conoscono con il soprannome “Terremoto”. Dopo la notte del 6 aprile 2009 nessuno riesce a chiamarla più così. Il terremoto l’ha trasformata e non solo nel nome.
Un anno dopo l’evento, Marta e la sua classe si dedicano all’allestimento di una mostra in occasione del primo anniversario del terremoto che ha colpito la sua città. Attraverso una serie di esperienze e di incontri, Marta si trasforma da ragazzina in giovane adulta, diventando sempre più consapevole. Non si rassegna al fatalismo e alla paura, ma impara che quel rischio è una caratteristica di un territorio dove il terremoto, prima o poi ritorna, e che dal terremoto possiamo difenderci conoscendone i meccanismi e costruendo case sicure.

La protagonista della fiction, la sua famiglia, i vigili del fuoco e i cittadini che compaiono nel film hanno tutti vissuto il terremoto di L’Aquila del 6 aprile 2009. Hanno scelto di prestarsi gratuitamente alla realizzazione di questo filmato con il desiderio di dare il loro contributo per diffondere la conoscenza su come si possano ridurre i danni prodotti dai terremoti.
Parte del film è stato finanziato grazie al crowd funding, ovvero attraverso piccole quote acquistate da sostenitori del progetto e semplici cittadini.

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