Le parole del terremoto

È una bella mattina di sole, non c’è traffico sulla statale che ci porta da Bologna verso Ferrara. Abbiamo sbagliato strada, è vero, ma non fa nulla. I fossi, la pianura, i peschi che cominciano a fiorire (no, non possono assolutamente essere mandorli…) ci riassicurano nella normalità in cui la bassa emiliana è tornata a quasi un anno di distanza dalle scosse del 20 e 29 maggio 2012.

Un po’ pazza e crudele, forse anche ingrata, che ha cominciato a vomitare fango e a “scossare” con intensità variabile. Da queste parti erano passati 400 anni. E chi ci pensava più. Nella macchina ci sono una biondissima e girovaga giornalista scientifica specializzata in dati, uno storico sismologo che riesce a ristabilire la quiete immediata là dove è scoppiato il panico, un’autrice di storie che odia espressioni come “video virale”. Fisicamente non sono presenti in macchina ma nella storia ci sono anche una giornalista esperta in video assolutamente selvaggia, due creatrici di conoscenza col dono dell’estrazione del sapere da materiali di uso comune: carta, molle, tempere. E soprattutto in questa storia ci sono molti studenti e professori. Di diverso grado, esperienza e sensibilità. E c’è un format, che potremmo (forse  banalmente) chiamare: “Sapere scaccia Paura”.

I ragazzi grandi spiegano a quelli più piccoli come funzionano i terremoti, perché avvengono e cosa li mette in moto, anche con l’aiuto di materiali autoprodotti ed esperimenti. Quelli più piccoli mettono in pratica le cose imparate attraverso la costruzione di altri manufatti per testare le leggi della fisica che regolano i movimenti sotto la crosta terrestre e quelli della meccanica che permettono agli edifici di restare su, oppure non impediscono che vengano giù. E tutti gli altri intorno imparano, osservano, si fanno delle domande: insegnanti, genitori, personale della scuola.

La musica del filmato è Creative Commons 2.5
Autore: Beatmapper
Titolo: Tattoo (her highness orchestremix)

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